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Cò' questa gente si và a finì' male, però ci si diverte |
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Venerdì 03 Settembre 2010 16:31 |
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A seguire un esilarante (non per chi lo ha scritto, ma per i contenuti amministrativi proposti) articolo sull'intenzione dell'attuale Amministrazione Comunale di ripristinare il servizio cittadino del bus nei giorni di mercato, ma "a costo zero".
Come direbbe Benigni, " 'un ci si é hapito una sega ". Perlomeno una cosa é chiara. Se ripristinato, il bus si pagherà. Così, visto che nessuno ci andava quando era gratis, nessuno continuerà ad andarci adesso. Come si fa a dire che "i cittadini hanno richiesto in varie occasioni che venisse ripristinato"? Ma dov'erano questi folgoranti ministri della città il giovedì e il sabato mattina ai tempi della brillante amministrazione Calloni? Infatti il bus era regolarmente vuoto.
Poi quella dei volontari é davvero sensazionale. Ormai, quando non si ha uno straccio di progetto che sia uno, quando non si sa più che cosa fare né dove andare, si riesuma il volontariato. Così si raggiungono due obiettivi in un istante: svicolare dai propri compiti amministrativi e non scucire un solo centesimo di investimento.
Almeno un po' di rispetto verso il volontariato serio ci vorrebbe. O no?
Adesso si deve smettere una volta per tutte di fare un uso strumentale della retorica sul volontariato, prima di tutto per il rispetto dovuto ai volontari e in secondo luogo per l'attenzione dovuta a chi riceve il loro servizio.
Ancora con tutto il rispetto per i volontari e per le associazioni di volontariato, noi possiamo pensare ragionevolmente che ogni iniziativa di questo genere implichi azioni dal forte significato sociale e umanitario. Se invece ipotizziamo di utilizzare il volontariato per un servizio di trasporti pubblici, sfioriamo il ridicolo. Anzi, lo raggiungiamo e lo investiamo in pieno.
E che cosa si farebbe con i volontari? Guido io? Spingi tu? Fa i biglietti lui? Fanno il pieno di gasolio loro? Compra l'autobus il più ricco della città? Lava i vetri quel lazzarone di extracomunitario che ruba?
Comunque sono tempi difficili e confusi per tutti. A Castano Primo suggeriamo un'alleanza tra il Popolo della Libertà, il Comitato per Castano e il Partito Democratico: nell'ordine l'asse di cuori, il re di denari e il due di picche. Sarebbe un evento epocale e memorabile. La leggenda diverrebbe realtà e magari avremmo anche linee di filobus e di nuovo i binari del tram, come ai tempi del "gamba de legn". Che meraviglia...
Per dirla ancora una volta come Benigni, "co' questa gente si va' a finì male, però ci si diverte".
CASTANO DEMOCRATICA |
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Venerdì 03 Settembre 2010 16:23 |
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Legge elettorale, coro di no a D'Alema. Il sistema tedesco non piace nel Pd
Bindi: indietro non si torna; Parisi: da lui c'era da aspettarselo; Bonino: no alle alleanze post-elettorali
ROMA - Niente voto subito, non con questa legge elettorale. Di più: dovendo ipotizzare una riforma delle regole per l'elezione di deputati e senatori, il modello di riferimento potrebbe essere quello tedesco perché «l'idea malsana e malintesa di bipolarismo che abbiamo cullato e costruito in questi anni ci ha portato a un sistema che fa comodo solo a Berlusconi, che col 38% dei consensi può farsi eleggere al Quirinale, e chiudere i giochi per sempre. Ci rendiamo conto che l'indicazione del premier sulla scheda non esiste in nessun paese del mondo? Ci rendiamo conto che in Italia con questo falso mito maggioritario ormai gli organi di garanzia contano sempre meno?». Il sasso lanciato da Massimo D'Alema con un'intervista a Repubblica fa discutere il centrosinistra dopo che dalle colonne del Corriere della Sera era invece partito un appello bipartisan di 42 politici e studiosi a favore del sistema uninominale. E molte sono le voci critiche che si levano all'interno dello schieramento, soprattutto da parte di chi vede nel bipolarismo una scelta irreversibile.
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Il Partito ha scelto il maggioritario |
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Mercoledì 01 Settembre 2010 12:32 |
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Bindi: «Stop al duello D'Alema-Veltroni, il partito ha scelto il maggioritario»
di Giovanna Casadio - da La Repubblica
Sulla legge elettorale con chi sta lei, presidente Bindi, con D'Alema o con Veltroni? «Io sto con il Pd, con la sua assemblea e con il buonsenso del popolo democratico. Una nuova legge elettorale è necessaria, è in gioco la qualità della democrazia. Perciò chiediamo a tutti in Parlamento di lavorare a una nuova legge. A Berlusconi per primo offriamo la possibilità di cambiare insieme la legge elettorale».
Ma al premier non interessa affatto. «Sia il Pdl che la Lega dicono di essere indisponibili. Eppure sono a loro volta vittime della legge "porcata". Gli si sta sfasciando tra le mani la maggioranza perché questa legge costringe ad alleanze e coalizioni disomogenee. Il Pd ha il dovere di costruire una maggioranza per modificare questa legge, presentando una sua proposta».
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Venerdì 16 Luglio 2010 11:04 |
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Doparie: cosa sono?
Le doparie sono una nuova proposta di democrazia partecipativa, che è stata elaborata basandosi su studi scientifici sulle emozioni e sulle esperienze dei movimenti italiani della società civile. Sorta di CANALE COMUNICATIVO, consultivo o propositivo, su temi e questioni aperte di opposizione o di governo, le doparie non sono aperte a tutto il corpo elettorale, ma sono riservate ai cittadini che si riconoscono in un determinato partito o coalizione (di governo o di opposizione), come le primarie.
Doparie: il nome può suonare male e sembrare strano; in realtà ha un significato duplice: si collega al termine primarie: mentre le primarie si fanno prima delle elezioni per scegliere i leader, le doparie si fanno dopo le elezioni per prendere decisioni di opposizione o di governo; fa venire in mente il fenomeno del doping, però, in questo caso si tratta di doping benefico: come il movimento del corpo fa bene al cervello, così i movimenti della società civile e la partecipazione democratica possono aiutare i partiti a governare.
Le ricerche del prof. Frey di Zurigo dimostrano che la possibilità di incidere sulle decisioni politiche dei cittadini svizzeri aumenta la loro felicità nei cantoni dove è maggiore la partecipazione democratica, al di là del reddito percepito.
E' importante sottolineare che il maggiore distacco tra politica ed elettori avviene proprio dopo le elezioni, quando i politici, dopo essersi presi i voti, tendono a dare poco ascolto a quello che dicono e vogliono i cittadini. Ed è proprio nel periodo dopo le elezioni che potrebbero agire le doparie, per colmare il distacco tra politica e problemi quotidiani dei cittadini.
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Il Nuovo Ulivo fa sbadigliare: è ora di rottamare i nostri dirigenti |
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Lunedì 30 Agosto 2010 08:01 |
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Renzi: per sconfiggere Berlusconi dobbiamo liberarci di D'Alema, Veltroni, Bersani, senza distinzioni. La questione della leadership non riguarda me, ma Zingaretti, Chiamparino, Vendola: sono tre nomi in grado di dire e dare qualcosa di nuovo al Pd
"Nuovo Ulivo? Uno sbadiglio ci seppellirà. Mandiamoli tutti a casa questi leader tristi del Pd".
Ambizioso programma, sindaco Matteo Renzi.
"Non è mica solo una questione di ricambio generazionale. Se vogliamo sbarazzarci di nonno Silvio, io così lo chiamo e non caimano, dobbiamo liberarci di un'intera generazione di dirigenti del mio partito. Non faccio distinzioni tra D'Alema, Veltroni, Bersani... Basta. E' il momento della rottamazione. Senza incentivi".
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Bersani scelga tra l'Ulivo e D'Alema |
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Lunedì 30 Agosto 2010 11:33 |
di Teresa Bartoli - da Il Mattino
«Non si sfugge al fango rifugiandosi sulle nuvole»: Arturo Parisi, tra i padri dell’Ulivo doc, chiama il Pd a fare scelte sin qui rinviate.
Nuovo Ulivo: ha rivendicato con Bersani il copyright? «È l’ultima cosa che mi viene in mente! Se son rose!».
Viste le premesse, cosa sarà? «Fosse per i nomi - nella lettera di Bersani ci sono tutti: Pd, Alleanza democratica, Primarie, Ulivo. Dovrei esultare. Quello che conta é quel che ci sta dietro. Se si dice di tornare allo spirito dell’Ulivo farebbe piacere capire perché ce ne siamo allontanati. Non vorrei che, ahimè, molte delle condizioni che furono alla sua origine non esistono più mentre ci sono ancora quelle che ne causarono la fine». Cosa non c’è più, cosa rimane? «Non ci sono il clima di entusiasmo - e come poteva sopravvivere al logoramento e le delusioni di questi anni - e l'unitá prodotta dall'unico candidato di collegio. Resta la logica del proporzionale: Ulivo e Unione morirono perché la nuova legge elettorale pensata per dividerci trovò chi fece di tutto per agevolarne il compito».
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Se Bersani non risponde a Togliatti |
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Giovedì 26 Agosto 2010 11:01 |
di Arturo Parisi - da "Il Riformista"
Arturo Parisi. «Aspetto una parola da Bersani. Sento personalmente la responsabilità di aver spinto molti a lasciare le vecchie appartenenze. Per venire dove? In un partito che è semplicemente la continuazione sotto una nuova etichetta della principale tradizione della sinistra?
Caro Direttore, vedo sul suo giornale, addirittura in prima pagina, Cappellini sfoderare la sua penna, come sempre brillante ed efficace, contro il rischio che nel Pantheon del Pd «nemmeno Togliatti possa stare più tanto sicuro». All'origine della «nuova lite Pd su Togliatti» - questo è appunto il titolo dell'articolo - sarebbe nel caso Parisi - cioè a dire il sottoscritto - che avrebbe aperto «un nuovo fronte di polemica». Lite? Se il fine di Cappellini fosse stato mostrare che nel Pd nemmeno su Togliatti si riesce ad andare d'accordo posso rassicurarlo. In questo caso nel gruppo dirigente l'accordo sembra una volta tanto unanime. Se per poter, non dico litigare, ma almeno discutere bisogna essere almeno in due, di tutto c'è traccia in questo caso all'infuori che di liti. Non mi risulta infatti che nessuno, dico nessuno, nel Pd abbia avuto alcunché da dire di fronte al comunicato dell'ufficio stampa del Partito che, interrompendo il lungo silenzio agostano, ha segnalato l'iniziativa della Segreteria di commemorare del 46° anniversario della morte di Togliatti con una apposita cerimonia presso il Cimitero del Verano dove vengono custoditi i resti di quello che, tra i Segretari del Pci, è ricordato ancora oggi come “il Migliore”.
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Disagio cattolico e crisi del berlusconismo |
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Giovedì 26 Agosto 2010 13:14 |
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di Franco Monaco - da "Europa"
Periodicamente si ripropone la questione del cosiddetto disagio cattolico verso la politica. Merita subito precisare che una misura di disagio è naturale e immanente alla coscienza cristiana in rapporto alla politica, in ragione della irriducibile differenza tra i due rispettivi orizzonti, l'uno metastorico, l'altro storico, segnato dall'esperienza del limite. Quella distinzione, quello scarto che si concreta nel principio di non appagamento (Moro) dei cristiani rispetto alla politica e ai suoi traguardi. Tutti i suoi traguardi.
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